Logo

Voglio fare film, disperatamente.

Ma non qualsiasi film.

Non voglio fare un film che assomigli alla vernice a buon mercato che si usa per tinteggiare il fienile.

― Nicholas Ray

Tu vuoi essere pagato per la tua anima.

― Rose Coleman al figlio Ornette

Cos’è l’Ultracinema?

Ultracinema è cinema bigger than cinema.

Cinema che rompe gli schemi.

Cinema che deborda sconfina sconcerta.

Cinema di contrazioni e dilatazioni, raffiche e straripamenti.

Cinema la cui intensità tocca il limite della sopportabilità.

Cinema sfondato, di sfondamento.

Cinema degenere, degenerato: cinema sui generis.

Cinema che non attua circonvenzione d’incapaci: si rivolge a uno spettatore capace d’intendere e di volere, dove il cinema commerciale chiama rispetto del pubblico il proprio disprezzo del pubblico.

Cinema vortigo: vortice e vertice, voragine vertigine.

Cinema che buca e fa sanguinare lo schermo dimostrando perché l’inglese to shoot significa sia filmare che sparare.

Cinema lampada di un desiderio insaziabile, come Kierkegaard scrive di Aladino: con un artiglio nell’infinito.

Cinema disperato, desiderante: cinema siderale.

Cinema dove la volontà di verità e la volontà d’illusione convergono attraverso la visione e convergendo si fondono in una volontà di vita impavida, non addomesticabile, si fondono e si rifondano secondo una legge emanata e violata in corso d’opera.

Cinema che articola e disarticola e riarticola la propria lingua per incorporare un’epifania che, sulla carta, era fuori dal proprio raggio di azione.

Cinema che disarma criticamente chi lo guarda, disorienta nei suoi esiti chi lo realizza.

Cinema che prende a colpi di stile, come la salamandra secca e ingurgita la preda con una sola linguata.

Cinema dove lo stile è l’artista che deflagra in cinema.

Cinema dove lo stile è ciò che dice Schopenhauer: la fisionomia dello spirito.

Cinema dove lo stile è volontà di rappresentazione radicale.

Cinema dove lo stile non diventa stilema.

Cinema ideogeno e corporale.

Cinema al rilancio scritto con la macchina da presa e con tutto quello che finisce o sboccia in scena – maestranze sangue attori merda luci muscoli costumi sinapsi focali sperma pixel umori amori…

Cinema dove la macchina può sentirsi o non sentirsi ma sempre avvertiamo, nelle sue aritmie, i palpiti oculari dell’autore.

Cinema di avventura e combattimento, azione e contemplazione, senso e sensazione.

Cinema che moltiplica la ricerca formale per la ricerca esistenziale, interessato com’è tanto al linguaggio quanto all’essere umano.

Cinema ossimoro che si espande comprimendosi o si comprime espandendosi, fedele a logiche talvolta oscure, imperscrutabili, coerente fino alla contraddizione, contraddittorio fino alla coerenza.

Cinema bello terribile, sublime ridicolo.

Cinemazzardo.

Cinema sfuggito di mano, a perdita di pensiero, per rifarci gli occhi.

Cinema che in caduta volteggia, è la febbre dell’occhio: cinema di alto voltaggio.

Cinema contagio: non può guarire dal focolaio che lo genera.

Cinema ossessione: balsamo per ossessi incubatori convalescenti.

Cinema funambolico: sempre lì lì per spezzarsi l’osso del collo.

Cinema che della vita vuole captare e rifrangere raggi di ultravita.

Cinema della vitarte.

Cinema che viene dalla ferita e va – dritto o per vie traverse – alla ferita.

Cinema indigesto: radiosi i rigetti.

Cinema da cui erutta qualcosa di strabiliante: cinema vulcano.

Cinema di fuoco e ghiaccio: cinema ustione.

Cinema animale: l’anima è il corpo del film.

Cinema così cinema da far borbottare a qualcuno: no, non può essere, non è cinema.

Certo: è Ultracinema!